History of Art

History of Art: il Lockdown per molti autori è stato promotore di nuove sperimentazioni creative volte spesso a esorcizzare l’isolamento sociale e l’introspezione forzata; un momento storico da documentare, da imprimere nella memoria con ogni strumento proprio che sia stato pittura, scrittura o fotografia.


Essequadro  mi ha colpito per la bellezza e la complessità del suo progetto: tecnica, ricerca, coerenza ed emotività.  
Ho percepito l’esigenza di mettersi in gioco e reinventarsi, assumendo una nuova veste virtuale con modalità fotografiche imposte dalla social distancing, ma sempre “riconoscibile”.
Ho percepito la necessità di dare vita a un qualcosa destinato a perdurare nel suo significato, una volta  terminato l’isolamento.

History of Art: il Lockdown per molti autori è stato promotore di nuove sperimentazioni creative volte spesso a esorcizzare l’isolamento sociale e l’introspezione forzata; un momento storico da documentare, da imprimere nella memoria con ogni strumento proprio che sia stato pittura, scrittura o fotografia.

“L’ultimo progetto a cui sto lavorando non ha un nome. L’ho intitolato “History of Art” solo perché non sapevo come altro chiamarlo. Forse, come funziona quando si scrive un romanzo, il titolo è chiaro solo quando si è scritta la parola fine. Ho sempre cercato di usare la storia dell’arte come base per i miei lavori, anche qualora si trattasse di luci, composizione o piccoli movimenti. 
Il progetto è nato in quarantena, quando attorno a me ho visto fiorire una moltitudine  di propositi. Fotografi, modelli e artisti desiderosi di dimostrare che alcuna Pandemia li avrebbe fermati dal creare. Ho visto applicare ogni tipo di espediente: scatti allo schermo di un computer, produzioni postume, screenshot durante video-conversazioni tramite Skype.”

“Interessante e apprezzabile nell’intento, nessuna realizzazione mi è piaciuta: mi sono chiesto se una volta terminata la quarantena, queste fotografie avrebbero avuto ancora qualcosa da raccontare. Coniugare forma e contenuto è sempre stato il mio movente fotografico principale.  Solo molto dopo sono capitato per caso sul profilo di Dario Lazzari: senza entrare nel merito del suo, di progetto, sono stato illuminato da quanto il linguaggio utilizzato coincidesse perfettamente con il messaggio.”

Fare qualcosa che rimanesse, che una volta terminato il lockdown non fosse destinato a morire, era possibile.

A un primo sguardo, fugace, gli scatti di Essequadro, possono essere letti con stupore, irriverenza, curiosità, a volte in chiave ironica. Ma nel soffermarmi ho assaporato una moltitudine di strati di coscienza, come fogli lucidi dotati di un’anima propria, sovrapposti, che necessitano di incastrarsi alla perfezione. Sfogliandoli, mi sono immersa in un primo elemento culturale di notevole spessore, le opere pittoriche scelte sulle quali si è poi sviluppato l’elaborato emozionale.

Questa ricerca  di base, metodica e sfaccettata, accoglie, avvolgendolo, il soggetto ritratto, l’essenza portante e più profonda: un corpo nudo, nella sua manifestazione più intima e naturale, spogliato di ogni connotazione sessuale ma rappresentato solo  dalla sua purezza e armonia, dalla sua dignità.  Che sia esso maschile o femminile , lo stesso corpo diviene malleabile come creta nelle mani dell’autore: si fa ora pulsione e desiderio, fragilità e sfida, sofferenza e turbamento in una nuova vitalità espressiva.

Il fluire armonico in un tutt’uno di diverse forme comunicative, con impressionante credibilità,  incontra  quale ossimoro visivo, elemento di unione e separazione concettuale , un cellulare.

History of art: A un primo sguardo, fugace, gli scatti di Essequadro, possono essere letti con stupore, irriverenza, curiosità, a volte in chiave ironica. Ma nel soffermarmi ho assaporato una moltitudine di strati di coscienza, come fogli lucidi dotati di un’anima propria, sovrapposti, che necessitano di incastrarsi alla perfezione. Sfogliandoli, mi sono immersa in un primo elemento culturale di notevole spessore, le opere pittoriche scelte sulle quali si è poi sviluppato l’elaborato emozionale.

“La prima cosa che ho fatto è stata prendere una vecchia Divina Commedia, un tomo di dimensioni considerevoli, di 70 o 80 anni fa, lasciatomi da mio nonno e decorato con delle stupende incisioni di Gustave Dore. Ho appoggiato il telefono su una di queste rappresentazioni e ho cercato su internet l’immagine di un nudo femminile, tentando di farlo combaciare. Ha funzionato. Ho chiamato in Skype la modella e amica con cui più mi sentivo in confidenza, mi sono scusato perché stavo per chiederle qualcosa  di nuovo in cui probabilmente sarei sembrato molto impacciato e così abbiamo iniziato a scattare.”

Il cellulare, riabilitato in quanto veicolo di immagini, indispensabile strumento di relazione, complice e coprotagonista, diviene set fotografico: scelto lo sfondo e un’illuminazione coerente con l’opera pittorica di rifermento, la componente più difficile risultava essere la posa da far assumere – certo, spesso la modella aveva sott’occhio l’opera, ma solo io sapevo come la stavo facendo coincidere, attraverso il telefonino e lo schermo su cui era proiettata. Mi sono trovato più di una volta a dare istruzioni assurde, solo per ottenere quel minimo movimento naturale che non sapevo come altro chiedere.

Questo “tramite”, si adagia con perizia  su frammenti di storia dell’arte mutandone forma e contenuto, a volte in modo provocatorio, introducendo l’attore che immagino “danzare” ad occhi chiusi sino a trovare la sua perfetta collocazione nel dipinto.

“Non so quali siano stati i temi sociopolitici di questo periodo che mi abbiano influenzato fino a farmi decidere che la “Verità che esce dal pozzo” dovesse essere ricoperta di tatuaggi, che Gesù Cristo potesse essere donna, o come sarebbe stata la dama del “Il bacio” di Hayez se fosse stata assai meno casta e priva di quelle gigantesche vesti. Il cellulare, internet, le video-conversazioni hanno abbattuto le distanze e ci hanno fornito un accesso facilitato all’arte.   
Questo progetto mi ha permesso di lavorare con persone negli Stati Uniti, nelle Filippine e in Canada, persone con cui mai avrei pensato di poter collaborare. Ho deciso di accostare qualcosa di mutevole come lo era questa fotografia, di fugace come lo erano queste conversazioni a qualcosa di eterno come l’arte”.

“History of art” ha per me un valore intrinseco di carattere divulgativo per l’apporto culturale delle opere d’arte proposte in chiave moderna, a tratti ammiccante, pertanto fruibile da un pubblico più eterogeneo. Attraverso la dinamicità degli step di realizzazione, appare inoltre come una vera e propria “performance” artistica multidisciplinare che va oltre l’istante.

“History of art” ha per me un valore intrinseco di carattere divulgativo per l’apporto culturale delle opere d’arte proposte in chiave moderna, a tratti ammiccante, pertanto fruibile da un pubblico più eterogeneo. Attraverso la dinamicità degli step di realizzazione, appare inoltre come una vera e propria “performance” artistica multidisciplinare che va oltre l’istante.

Thanks to Ida Marinella RigoREAD MORE ON ECORANDAGIO